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Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto

Il vicebrigadiere Salvo d’Acquisto è stato un carabiniere italiano che ha dedicato la sua vita alla giustizia e alla libertà. La sua breve quanto esemplare vita al servizio della patria, è stata ricordata anche da papa Giovanni Paolo II che, in un discorso rivolto all’Arma dei Carabinieri il 26 febbraio 2001 disse che:

La storia dell’Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione”.

Nascita e giovinezza del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto

Salvo Rosario Antonio D’Acquisto nacque in una famiglia modesta e profondamente credente il 15 settembre 1920 a Napoli. Salvo fu il primogenito di 5 figli nati da Salvatore D’Acquisto nato a Palermo, e Ines Marignetti, di Napoli.

Il giovane Salvo frequentò a Napoli tutte le scuole fino al ginnasio ossia fin quando lascia gli studi nel 1934, pur continuando a frequentare il Conservatorio di “San Pietro a Majella”, cantando da baritono.

Raggiunta la maggiore età, il 15 agosto 1939 si arruola nell’Arma dei Carabinieri come volontario con il desiderio di contribuire alla protezione della comunità e alla difesa dell’ordine pubblico.

Arruolamento di Salvo D’Acquisto e guerra d’Italia

Studiò così presso la Scuola allievi carabinieri di Roma, dipendente dalla 2ª Divisione “Podgora”, dove rimarrà fino al 15 gennaio del 1940. A giugno dello stesso anno venne trasferito presso il Nucleo Carabinieri Fabbricazioni di Guerra.

Quando l’Italia entrò in guerra, Salvo D’acquisto si arruolò per la Libia italiana nella Campagna del Nordafrica (1940-1943): partì da Napoli il 15 novembre del 194 e arrivò a Tripoli il 23 novembre dopo ben 8 giorni di navigazione a causa di gravi problemi di navigazione che ebbe la nave.

Rimase al fronte da quel momento fino al giorno in cui venne ferito a una gamba alla fine di febbraio 1941 durante uno scontro a fuoco con le truppe inglesi. A seguito di questo incidente rimase con il suo reparto in zona d’operazioni fin quando venne ricoverato per una forte febbre malarica all’Ospedale Militare di Bengasi. A seguire, ottenne una licenza di 3 mesi durante la quale rientrò in Italia.

Dal 13 settembre al 15 dicembre del 1942 frequentò un corso accelerato per ottenere la promozione a vicebrigadiere presso la Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze. Dopo soli quattro giorni dal conseguimento del diploma, il 19 dicembre del 1942 fu destinato alla stazione dei carabinieri ubicata nel Castello di Torre in Pietra, oggi frazione del Comune di Fiumicino.

Eroismo e morte del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto

Nel corso della sua carriera militare, Salvo si fece notare per il suo coraggio, la sua tenacia e il suo impegno al servizio della patria. Ma quello che accadde il 23 settembre del 2023 fu ciò per cui il Brigadiere Salvo D’acquisto è rimasto nella storia e nel cuore degli italiani.

Tutto cominciò il giorno prima del tragico evento: il 22 settembre del 1943, alcuni paracadutisti tedeschi della 2. Fallschirmjäger-Division accasermati in alcune vecchie postazioni precedentemente in uso alla Guardia di Finanza furono investiti dall’onda d’urto di una forte esplosione. Nell’incidente morirono due paracadutisti tedeschi e altri due rimasero feriti.

L’esplosione avvenne in una zona che ricadeva nella giurisdizione territoriale della stazione Carabinieri di Torre in Pietra che in quel momento era sotto il comando temporaneo del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto a causa dell’assenza del maresciallo comandante.

I tedeschi chiesero al comandante delle forze dell’ordine di consegnare i responsabili della vicenda, in caso contrario, avrebbero catturato e giustiziato degli innocenti presi casualmente fra i residenti della zona. Effettivamente, il giorno dopo l’esplosione, il 23 settembre furono eseguiti dei rastrellamenti fra la popolazione residente e 22 di loro furono portati sul luogo dell’esecuzione.

Quando era ormai chiaro che i tedeschi avrebbero mantenuto la promessa, Salvo d’Acquisto decise di consegnarsi al posto di quegli uomini innocenti. Wanda Baglioni, una testimone oculare, riferì che “quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani, serbò un contegno calmo e dignitoso“.

Uno dei condannati a morte, Angelo Amadio, nel 1957 rese una testimonianza sulle vicende del 23 settembre 1943:

“[…] all’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. … Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale in parola non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località”.

Aggiunse che, mentre correva sentì il vicebrigadiere gridare “Viva l’Italia”, seguito dalla scarica di un’arma automatica. La stessa Wilma Baglioni affermò che gli stessi tedeschi le dissero “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte“.

Sepoltura e canonizzazione del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto

Il corpo di Salvo D’Acquisto rimase sepolto sul luogo dell’esecuzione per circa dieci giorni, per poi essere trasferito presso il Cimitero di Palidoro da due donne della zona: Wanda Baglioni e Clara Cammertoni che lo dissotterrarono e gli dettero degna sepoltura.

Nel giugno 1947, per volere della madre, le spoglie di Salvo D’Acquisto tornarono a Napoli dove arrivarono l’8 giugno 1947 per poi essere tumulate il 10 giugno presso il Sacrario Militare di Posillipo.

Dal 22 ottobre 1986 le spoglie giacciono nella Basilica di Santa Chiara di Napoli.

Il 25 novembre 1991 si concluse il processo canonico di beatificazione di Salvo D’Acquisto (richiesta nel 1983) con la conseguente trasmissione degli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi.

Onori e medaglie

Oltre alla Medaglia al Valore Militare assegnata postuma al giovane carabiniere napoletano, numerose caserme e istituti pubblici gli sono stati intitolati negli anni in nome del suo gesto raccontato come “Esempio luminoso d’altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così — da solo — impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma”.

 

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