VERSO L’INTERNAZIONALE FASCISTA
- Il libro è un testo chiave dell’“universalismo fascista”, cioè l’idea che il fascismo non fosse solo un fenomeno italiano ma esportabile e replicabile su scala europea.Gravelli analizza i movimenti politici europei degli anni ’20-’30 (autoritarismi, nazionalismi, gruppi anticomunisti) e cerca di dimostrare che esiste una base comune tra loro. Su questa base propone la costruzione di una sorta di “internazionale fascista”, ma non centralizzata come quella comunista: piuttosto una rete di movimenti nazionali autonomi ma ideologicamente affini.
Il punto interessante è che:
- non immagina un’unica organizzazione rigida,
- parla di una “internazionale di nazionalismi”, cioè cooperazione tra Stati fortemente nazionali.
C’è però una contraddizione:
Gravelli vede il fascismo italiano come guida universale, ma allo stesso tempo considera incompatibile il nazismo tedesco con questo progetto. Questo riflette le tensioni reali tra Italia e Germania prima dell’alleanza piena.
In sostanza: il libro è propaganda intellettuale, ma anche documento importante per capire come il fascismo cercasse legittimazione internazionale negli anni ’30.
- Siamo nel 1932, decennale della marcia su Roma, il regime di Benito Mussolini è consolidato e cerca prestigio internazionale, in Europa crescono movimenti autoritari (Austria, Ungheria, Romania, ecc.), nasce l’idea di un’Europa alternativa sia al liberalismo sia al comunismo.
Il libro si inserisce proprio in questo dibattito: è parte dei tentativi italiani di costruire un’egemonia ideologica nel continente, prima che la Germania nazista prenda il sopravvento.











