-
-
Per ordini fino a 5 copie comprese di questo singolo libro si paga anche la spedizione – da 6 copie in poi di questo singolo libro spedizione gratuita.
-
- Quaderno CESTES n° 19.
-
SOMMARIO
- QUESTIONE SALARIALE A TRENT’ANNI DAL PROTOCOLLO SULLA POLITICA DEI REDDITI …………..5Per riprendere e sviluppare il conflitto …………………………………….5 Assetti contrattuali ……………………………………………………………….6 Rappresentanze sindacali ………………………………………………………8 Politiche del lavoro ………………………………………………………………9 Sistema produttivo, tariffe e fiscalità …………………………………….10 Il ritorno del protagonismo di classe …………………………………….12
- ASSALTO AL CIELO… NON È ESCLUSO IL RITORNO…. …………………………………………………………………………………………14La Guerra dei trent’anni ………………………………………………………15Il ladrocinio dell’inflazione ………………………………………………….2Produttività e salario variabile dipendente ……………………………. 29Disoccupazione e guerra dei poveri ………………………………………33La classe operaia va… all’inferno ………………………………………..36Italia, figlia di un dio minore ……………………………………………….44Il “cappio al collo” del costo orario del lavoro ……………………….47Imperialismo autonomo o servitù agli USA? L’unione Europea al bivio. ………………………………………………………………………………..50La ripresa della lunga marcia ……………………………………………….51
- ROVESCIARE IL SISTEMA CHE SCHIACCIA IL SALARIO ………………………………………………………………………..56
Dopo la Guerra dei trent’anni…
…«Non è escluso il ritorno!»
«… Mentre i grandi monopoli continuano a moltiplicare i loro profitti e ricchezze, ai lavoratori rimangono le briciole… È giusto?»
Giuseppe Di Vittorio A cura di CESTES-PROTEO
1. QUESTIONE SALARIALE A TRENT’ANNI DAL PROTOCOLLO SULLA POLITICA DEI REDDITI
Per riprendere e sviluppare il conflitto
Decenni di arretramento ci hanno consegnato il dato che oggi milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto il loro salario fissato, da contratti nazionali firmati troppo benevolmente, al di sotto dei sette euro lordi l’ora, un peggioramento costante delle condizioni di lavoro tra precarietà, flessibilità, aumento della produttività e dei ritmi di lavoro, part time obbligatorio, licenziamenti indiscriminati, condizioni di sicurezza del lavoro sempre peggiori.
In questi decenni abbiamo visto stracciare diritti sociali quali il diritto alla salute, il diritto alla casa, il diritto all’istruzione pubblica, il diritto ad un trasporto pubblico ed efficiente. Siamo di fronte ad un panorama di macerie, di devastazione sociale e ambientale, che la guerra moltiplica e sporca di sangue, fatichiamo ad intravedere la fine del tunnel che non può materializzarsi se non sulle gambe di una robusta, determinata e dura entrata in campo del movimento dei lavoratori e lavoratrici e delle masse popolari.
Passato alla storia come l’accordo del 23 luglio 1993, il “Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo” (Protocollo Ciampi-Giugni) rappresenta ancora oggi uno spartiacque nella storia del movimento dei lavoratori e della controffensiva padronale.
Non è un caso che l’andamento dei salari in Italia rispetto agli altri paesi “sviluppati” sia di segno meno proprio calcolandone il potere di acquisto a partire da quegli anni.
Un accordo interconfederale, concertato e firmato dalla CGIL CISL UIL, che ha segnato nettamente una tendenza di redistribuzione tutta a favore del padronato e della finanza, un enorme drenaggio della ricchezza prodotta dal lavoro verso il profitto e la rendita finanziaria.
Un accordo che andava ad applicare concretamente le politiche monetarie ed economiche del Trattato di Maastricht di un anno prima,
dove venivano fissate le regole politiche e i parametri economici e sociali richiesti per l’ingresso dei vari Stati aderenti nell’Unione Europea.
Tutto questo sotto l’ulteriore ricatto di Bruxelles, il comitato monetario dell’allora CEE, di bloccare l’erogazione della seconda tranche del prestito di 8 miliardi di Ecu (che era la valuta virtuale della UE prima dell’introduzione dell’euro) concesso all’Italia.
Parametri interamente basati su di un impianto ultra liberista e di fatto antisociale: dalla riduzione del deficit e debito pubblico alla riduzione dell’inflazione. Criteri che si tradussero in tagli alla spesa pubblica e al welfare, taglio dei salari e pensioni, privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici essenziali, il tutto accompagnato da una stretta delle libertà sindacali (a partire dalla rappresentanza e dagli scioperi) e un restringimento degli spazi di partecipazione democratica (riforme elettorali).
Senza la pretesa di una ricostruzione di tutti i successivi passaggi e peggioramenti introdotti nei decenni successivi, e senza entrare nel merito di come le promesse di “sacrifici oggi per uno sviluppo futuro” fossero solo un inganno, andiamo a richiamare le linee di attacco contenute nell’accordo con la finalità di mettere a fuoco questioni, con segno opposto, che oggi si impongono come nostri piani di rivendicazione generale.
Assetti contrattuali
Sul piano della contrattazione nazionale con l’abolizione dell’indicizzazione dei salari all’inflazione (scala mobile, o rivalutazione automatica dei salari) si è partiti dal criterio dell’inflazione programmata, in sede di concertazione tra governo – padronato – sindacati, fino ad arrivare all’IPCA. Indice legato all’economia della UE che esclude espressamente dal calcolo dell’inflazione le risorse energetiche.
Sul piano della contrattazione di secondo livello (territoriale e/o aziendale) venne blindata la contrattazione su “materie e istituti diversi e non ripetitivi” rispetto alla contrattazione collettiva nazionale arrivando poi a prevedere “deroghe peggiorative” rispetto al CCNL e a norme di legge. Sul piano retributivo si legò il salario sempre più all’andamento economico delle imprese e intervenendo a favore di quest’ultima con risorse pubbliche sul piano di sgravi come unico intervento mirato all’estensione della contrattazione di secondo livello che rimane ancora oggi molto limitata (oggi è previsto, ma senza esigibilità, un “elemento economico di garanzia” in sua assenza).
Si è arrivati, infine, a formalizzare l’attuale assetto con la distinzione tra il TEM (trattamento economico minimo, cioè i minimi tabellari del CCNL) e il TEC (trattamento economico complessivo, cioè i minimi tabellari più welfare aziendale e simili).
Anche solo considerando il dettato costituzionale è evidente che gli assetti contrattuali degli ultimi trent’anni non hanno consentito strutturalmente che la retribuzione fosse “proporzionata alla quantità e qualità del lavoro” e “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, e che tali assetti abbiano accompagnato e favorito, elemento non secondario, una neutralizzazione della forza contrattuale delle lavoratrici e lavoratori.
Ciò premesso, un nostro piano rivendicativo sugli assetti contrattuali e quindi sul tema salario deve articolarsi almeno su:
- reintroduzione di una “indennità di carovita” calcolata a livello nazionale e indicizzata su un reale paniere dei prezzi di beni e servizi per i lavoratori e lavoratrici e settori popolari;
- eliminare la non sovrapposizione delle materie e istituti contrattuali tra i livelli di contrattazione per restituire alla contrattazione di secondo livello e alla relativa forza contrattuale una prospettiva di “precontrattualizzazione nazionale”;
- eliminazione della contrattazione in deroga e delle norme di “raffreddamento” dei conflitti;
- prevedere l’esigibilità di una indennità di vacanza contrattuale di secondo livello, e la conversione del salario diretto nel trattamento economico del Welfare e benefit v
Quaderni CESTES n° 19
€ 8.01 Il prezzo originale era: € 8.01.€ 8.00Il prezzo attuale è: € 8.00.
- Il presente Quaderno di formazione è frutto delle riflessioni e del lavoro congiunto del Collettivo di ricerca del CESTES-Proteo (Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali).
-
Il costo per l’acquisto del quaderno include la consegna massiva in unica soluzione, considerando il prodotto di facile gestione –
-
Sarà comunicato giorno e luogo dell’unica consegna massiva.
4 disponibili
Categoria: La Tricontinental dei saperi critici
Prodotti correlati
In offerta!
La Tricontinental dei saperi critici
ESAURITO
€ 34.01 Il prezzo originale era: € 34.01.€ 34.00Il prezzo attuale è: € 34.00.
La Tricontinental dei saperi critici
ESAURITO
€ 75.01 Il prezzo originale era: € 75.01.€ 75.00Il prezzo attuale è: € 75.00.
La Tricontinental dei saperi critici
MAAT CAPITALE, CRISI E GUERRA Metodi di Analisi Antimperialiste per le Transizioni.
La Tricontinental dei saperi critici
L’AERONAUTICA ITALIANA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE – ed. 1957
€ 125.00
La Tricontinental dei saperi critici
€ 195.00
In offerta!
La Tricontinental dei saperi critici
ESAURITO
€ 46.10 Il prezzo originale era: € 46.10.€ 46.00Il prezzo attuale è: € 46.00.
La Tricontinental dei saperi critici
…E venne Sally con un tamburello… – saperi critici e agire politico nel sud globale pluripolare.
In offerta!
La Tricontinental dei saperi critici
SIDUN – In direzione ostinata e contraria…CAPITALE, CRISI E GUERRA







