LE FACCENDE CHE SBRIGA IL DESTINO
FUTURISMO BROSIO 1929
- Questa è la “prima e unica” edizione (non ne sono mai esistite altre, né prima né dopo nel periodo storico), la rarità è massima. La dicitura ” dichiarata terza edizione ma prima ed unica stampata” è il vero “marchio di fabbrica” di quest’opera di Corrado Brosio del 1929, volto a creare un’aura di mistero e urgenza attorno all’opera. E’ una delle perle più ricercate del collezionismo futurista. Ecco l’analisi dettagliata del volume di Corrado Brosio, con il progetto grafico di Nicolaj Diulgheroff.
- Si tratta di un paradosso tipico della provocazione futurista, che eleva il libro da semplice raccolta di racconti a oggetto concettuale.
Il contenuto del libro è un mix di ironia sabauda e dinamismo d’avanguardia:
- Il Destino come Impiegato: Brosio descrive il destino non come un’entità cieca e antica, ma come un solerte (e talvolta goffo) sbrigatore di pratiche. È un destino che si muove tra gli ingranaggi della modernità, tra uffici, stazioni ferroviarie e caffè torinesi.
- Nove Novelle: I racconti sono rapidi, privi di descrizioni superflue, scritti con una punteggiatura essenziale che riflette il ritmo della vita urbana.
- L’Innovazione di Diulgheroff: All’interno, il testo è accompagnato da composizioni tipografiche e grafiche che rompono la linearità della lettura. È un libro che si “guarda” tanto quanto si legge.
- Mito della Velocità: I futuristi volevano dare l’idea che il pensiero corresse così veloce da aver già “saltato” due edizioni ideali prima ancora di arrivare sotto i rulli della stampa.
- Mistica dell’Azione: Suggerisce che l’autore abbia già “dichiarato” il suo pensiero privatamente o in azioni dimostrative, e che il libro sia solo la cristallizzazione finale di un processo già avvenuto.
- Torino Futurista: In quegli anni Torino (con Fillia, Diulgheroff e lo stesso Brosio) stava ridefinendo il futurismo in chiave più grafica, architettonica e meno “fracassona” rispetto al primo movimento milanese.
In quel periodo, gli autori d’avanguardia amavano suggerire l’esistenza di opere precedenti “perdute”, “distrutte” o “proibite” per dare più peso all’unico volume effettivamente arrivato nelle mani del pubblico. Di fatto, non esistono tracce di una prima o seconda “dichiarazione” (o edizione) di questo testo: il libro del 1929 è l’editio princeps (la prima in assoluto).
Siamo a Torino, in un momento in cui il Futurismo si fonde con l’Art Déco e il Costruttivismo. Diulgheroff, bulgaro trapiantato sotto la Mole, porta un rigore geometrico che rende questo libro un capolavoro di architettura editoriale.
Il libro è una raccolta di nove novelle che esplorano la modernità attraverso il filtro dell’ironia e della casualità.
- Il Destino Meccanico: Il “destino” non è più un’entità divina, ma un ingranaggio della vita urbana. Sbriga faccende, combina incontri sui tram, provoca incidenti automobilistici e amori fulminei.
- La Scrittura: Brosio scrive con uno stile asciutto, quasi telegrafico, influenzato dalle “parole in libertà” di Marinetti ma mantenendo una struttura narrativa leggibile e molto cinematografica.
- Simbiosi Testo-Immagine: Non è un libro illustrato nel senso classico. Le composizioni di Diulgheroff (linee di forza, caratteri tipografici che esplodono, astrazioni meccaniche) sono parte integrante della narrazione. Il lettore “subisce” visivamente la velocità dei racconti.

















