IL ROSSO PILOTA DA CACCIA
- Le memorie di Manfred von Richtofen, raccontavano e commentavano la Prima Guerra Mondiale mentre questa era ancora in corso, anzi mentre viveva quello che per tutti i contendenti – non solo per gli Imperi Centrali – fu l’anno più critico: il 1917. Tutto potevano essere quindi fuorché un riassunto neutrale di quanto vissuto dal loro autore o il mero diario di uno delle centinaia di migliaia di ufficiali che in quel conflitto combatterono, morirono e condussero alla morte i loro uomini. Il testo, che qui compare in edizione critica, era l’opera dell’eroe più noto dell’Impero Germanico, che doveva prendere il posto di figure già leggendarie come quelle di Immelmann e Boelke. E mai come in quella seconda metà del ’17 i vertici delle forze armate tedesche avevano bisogno della “voce” di una leggenda. E solo dal cielo questa poteva venire. In cielo infatti il combattente era ancora un uomo ben definito nella sua individualità, di cui si potevano conoscere e raccontare le imprese, nelle quali, al coraggio personale si sommava l’abilità nel domare un mezzo meccanico del tutto innovativo e oggetto di continui miglioramenti. Le tradizioni militari del passato e l’incombere del futuro trovavano in lui la loro sintesi ideale.






