Gli internati militari italiani: dai Balcani, in Germania e nell’Urss. 1943-1945. Di Maria Teresa Giusti
Il volume “Gli internati militari italiani” ripercorre le vicende degli italiani prigionieri nei Balcani tra il 1943 e i primi anni del dopoguerra e il destino degli Internati militari italiani (IMI), catturati dai tedeschi subito dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943. Questi ultimi erano i soldati e gli ufficiali appartenenti alle 35 divisioni stanziate in Albania, Grecia e Jugoslavia che dopo l’armistizio si erano arresi ai tedeschi e per la maggior parte si erano rifiutati di continuare la guerra al fianco della Germania e della neonata Repubblica sociale.
La massa dei prigionieri, cosiddetti “non optanti”, fu deportata dai Balcani nei campi di prigionia in Germania e nei territori occupati, tra cui la Bielorussia. Per indagare su quest’ultimo caso, oltreché dei documenti raccolti negli archivi italiani, russi e britannici, il volume si avvale della interessante e inedita documentazione bielorussa, consegnata dal governo di Minsk a quello italiano. Si tratta di due cartelle, parte in lingua russa parte in lingua tedesca, dove sulla base di testimonianze raccolte da agenti del Commissariato del popolo agli Affari interni (Nkvd), si ricostruisce il trattamento subito dagli internati militari italiani nei campi di prigionia del Reich.
L’altro aspetto, trattato nel volume e rimasto a lungo ai margini della ricostruzione storica, è quello relativo alle migliaia di internati militari italiani che, “liberati” dall’Armata rossa nel 1944, invece di essere rimpatriati furono deportati nei lager sovietici per rientrare, decimati, in Italia insieme ai prigionieri dell’Armir.
Per approfondire il tema degli internati italiani, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945
Editato nel 1997 dall’ Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito e completo di 26 foto in bianco e nero, ricostruisce le vicende dei circa 600.000 militari italiani deportati in Germania dopo l’8 settembre, analizzando altresì i motivi per cui, rifiutarono qualunque collaborazione con la Germania e con la Repubblica Sociale Italiana.




