DAL PATTO DI LONDRA ALLA PACE DI ROMA
- Si tratta di un’opera fondamentale per comprendere il dibattito politico del primo dopoguerra in Italia, pubblicata in un momento in cui la libertà di stampa stava per essere definitivamente soffocata dal regime fascista.
- Il libro è una lucida analisi della politica estera italiana tra il 1915 e il 1924. Salvemini, storico rigoroso e acceso democratico, critica duramente la gestione diplomatica italiana, partendo dal Patto di Londra (l’accordo segreto che sancì l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra).
I punti chiave includono:
- La critica all’imperialismo: Salvemini contesta le pretese nazionaliste su territori non italiani (come la Dalmazia), sostenendo che tali ambizioni abbiano isolato l’Italia a Versailles.
- Il “Mito della Vittoria Mutilata”: L’autore smonta la retorica nazionalista e fascista, dimostrando come i fallimenti diplomatici fossero figli di errori strategici interni piuttosto che di complotti stranieri.
- Rapporti con i popoli slavi: Propone una visione di cooperazione adriatica basata sul principio di nazionalità, in netta contrapposizione alla linea di Sidney Sonnino.
Contestualizzazione Storica
L’edizione del 1925 ha un valore simbolico e politico immenso:
- Il sodalizio Salvemini-Gobetti: Rappresenta l’incontro tra il maestro del meridionalismo democratico e il giovane intellettuale della “Rivoluzione Liberale”. Entrambi erano i principali bersagli del nascente totalitarismo.
- L’ultimo respiro della libertà: Il libro esce poco dopo il delitto Matteotti e il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che segna la svolta dittatoriale. Di lì a poco, la casa editrice di Gobetti verrà chiusa e Salvemini sarà costretto all’esilio.
- Metodo storico: L’opera è un esempio di “storia militante”, dove il documento d’archivio serve a smascherare la propaganda politica.







