AREZZO IN GUERRA
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Dopo gli avvenimenti dell’armistizio dell’Italia, e lo scioglimento del Comando Supremo il 12 settembre 1943, a seguito di un avventuroso viaggio per evitare di incontrare i tedeschi e cadere loro prigioniero, mio padre rientrò ad Arezzo, dove aveva la famiglia. Portatosi alla macchia, per evitare di dover riprendere servizio in un Esercito, quello Repubblicano, che non era più il suo, essendo egli di fede monarchica, avendo giurato fedeltà al Re d’Italia Vittorio Emanuele III e riconoscendo soltanto come legittimo il Governo del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, ricevette l’incarico di Capo Informazioni della 23a Brigata Partigiani della Divisione “Arezzo”, che mantenne fino all’arrivo delle truppe britanniche, il 24 agosto 1944. Mio padre, che fu l’organizzatore e direttore tecnico della Compagnia “I” (Informazioni), è il vero protagonista di quanto racconto. Egli ha lasciato un importante carteggio particolarmente ricco di cartine sulle situazioni militari, rapporti informativi e dei vari partigiani, disposizioni operative, organico della Sezione Informazioni e della affiancata Compagnia “I”, comandata da Libero Burroni. Il carteggio era servito nell’anno 1946 per compilare una monumentale relazione per l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Firenze. Vi sono descritti fatti di guerra alla macchia fino ai minimi particolari, con le sue esaltazioni e i suoi dolori. Riporto, nel modo più sincero e senza esagerazioni, la mia testimonianza sul sistema di vita che facemmo a Castel Focognano. La testimonianza è riferita alla permanenza della mia famiglia in quel bellissimo paese del medio Casentino, alle pendici del Monte Pratomagno, e racconta quali erano le difficoltà economiche e alimentari che dovemmo affrontare per nove mesi, e tutti i miei ricordi di guerra, alcuni dei quali particolarmente drammatici.





