- PER ORDINI DI LIBRI FINO A 5 COPIE COMPRESE SI PAGA LA SPEDIZIONE DI € 7,45 – DA 6 COPIE IN POI SPEDIZIONE GRATUITA.
- LIBRO IN PREVENDITA FINO AL 17 OTTOBRE 2024
Un aumento dei prezzi che non si limita solo ad alcune voci di spesa, ossia il fatto che con la stessa quantità di denaro si possono acquistare meno beni e servizi, è il cosiddetto fenomeno dell’inflazione.
Un sistema economico con un’inflazione alta provoca un clima di insicurezza che incide soprattutto sulla distribuzione del reddito, sui risparmi, sulla produzione, sui crediti e soprattutto sul debito pubblico oltre che chiaramente sui rapporti internazionali.
I soggetti economici che più risentono di questa diminuzione del valore della moneta sono in primo luogo i lavoratori che percepiscono redditi fissi e i pensionati, in quanto i salari nominali non vengono aumentati in base ai tassi di inflazione ma secondo i rinnovi contrattuali che non seguono i tempi dell’economia2.
L’inflazione facilita coloro che hanno debiti, visto che quando si contrae un prestito, la moneta ha un valore che si riduce a causa dell’inflazione, per cui, nel momento in cui il debitore restituisce il denaro al creditore questi si troverà con un potere di acquisto inferiore a causa dell’inflazione.
Va considerato anche che l’inflazione
agisce sulla redditività dei beni durevoli, se infatti ci si aspetta un aumento dell’inflazione si tenderà a sostituire la moneta con beni durevoli.
Anche il debito pubblico come si è detto ne risente in quanto prezzi maggiori equivalgono a spese maggiori per i servizi pubblici e quindi lo Stato spende di più facendo crescere così la spesa pubblica.
I rapporti internazionali risentono dell’aumento dell’inflazione poiché i prodotti di un paese diventano meno competitivi sui mercati esteri e quindi questo sarà causa di un aumento dei loro prezzi. Le esportazioni, quindi, subiscono un danno mentre le importazioni diventano più convenienti.
Questo meccanismo ha effetti altresì sulla struttura dell’economia poiché i settori inefficienti o che comunque non riescono a ridurre i costi sono destinati a scomparire, mentre i settori che riescono a essere competitivi sopravvivono, si fortificano e diventano i settori di esportazione del Paese. Per quanto riguarda i flussi finanziari invece il cambio fisso genera un aumento di fiducia degli investitori stranieri nel Paese e aumenta gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) diretti verso quel Paese. In questa maniera le riserve nazionali del Paese aumentano e la nazione è teoricamente nella condizione di ripagare il debito. In questo modo si instaurerebbe un circolo virtuoso per cui l’estinzione di una parte o tutto il debito aumenterebbe la fiducia degli
4
«La merce uomo è la più svenduta». Salari, inflazione e condizioni di vita
proteo
«Rivendicare e vendicare le ingiustizie sugli oppressi»
investitori stranieri e il meccanismo si rimetterebbe in atto, portando a una crescita economica. L’obiettivo implicito e finale di questi programmi è fondamentale, massimizzare l’utilizzo razionale delle risorse per ottenere la crescita economica.
Un periodo di inflazione con una percentuale di crescita molto alta è stato nei primi anni ’70 causato da un aumento improvviso del prezzo del petrolio e dal libero muoversi delle valute (causate dal venir meno della parità aurea del dollaro).
Con la crisi del 1969-1971, l’inflazione entrò in un periodo di peggioramento senza precedenti, che divenne ancora più profondo durante la crisi del 1974-1975, portando il processo inflazionistico a un punto morto.
Non si trattava soltanto della questione monetaria: esiste un altro fenomeno che può contribuire ancor meglio alla comprensione del significato dell’inflazione durante quel periodo.
Oltre alla contemporanea caduta della produzione e all’aumento dei prezzi, che crearono il cosiddetto fenomeno della stagflazione, si apriva la strada a una dinamica speciale tra i prezzi maggiori e quelli minori. Infatti, a partire dal 1974, il peso dell’aumento dei prezzi passò dalle imprese ai consumatori.
Questo fenomeno si manifestò quando lo spettro recessivo e l’aumento della disoccupazione spinsero in particolare il
settore monopolista ad aumentare i prezzi di vendita per compensare, in termini di reddito ricevuto, la diminuzione netta delle quantità vendute. In realtà la maggiorazione dei prezzi non sarebbe dovuta avvenire a questa velocità e in questa dimensione sul consumatore. Si consideri, infatti, che negli anni ’70 si crearono diversi meccanismi di contenimento dell’aumento dei costi di produzione delle imprese, come per esempio riduzioni fiscali, vari incentivi, diminuzione del costo unitario del lavoro, aumento della produttività ed altro.
Per questo è possibile affermare che gli aumenti registrati dagli indici dei prezzi al consumatore rispondevano soprattutto ad una politica dei monopoli per compensare la riduzione delle vendite con l’incremento dei profitti.
Anche la politica economica ebbe particolare influenza, in quanto si rifletteva nella piattaforma repubblicana degli anni ’80, all’interno della quale l’inflazione era indicata come il nemico pubblico numero uno.
Vi erano naturalmente altri fattori interni, come l’andamento della produttività e l’impatto della crisi su specifici settori produttivi.
I periodi 1974-75 e 1981-84 sono stati estremamente importanti per l’economia e per la società capitalista in generale. Gli Stati Uniti hanno subito la crisi economica più importante dopo la Seconda guerra mondiale, in coincidenza
«La merce uomo è la più svenduta». Salari, inflazione e condizioni di vita
5
proteo
«Rivendicare e vendicare le ingiustizie sugli oppressi»
e come risultato di un processo di accumulazione che, iniziato a maturare alla fine del dopoguerra, ha evidenziato la crisi del modello di accumulazione e della politica economica keynesiana che la stagflazione aveva reso inoperante.
La logica della politica economica si sarebbe indirizzata verso una politica di restrizione monetaria che avrebbe implicatounadiminuzionedellepressioni inflazioniste, e verso una politica fiscale che avrebbe incoraggiato un incremento dell’offerta, cioè una combinazione tra l’ortodossia monetaria e le raccomandazioni d’offerta, considerando che questo circolo vizioso avrebbe portato ad un processo dinamico e sostenuto che avrebbe rotto l’incatenamento caratterizzato dalla combinazione tra stagnazione ed inflazione.
Altri fattori accelerarono e sostennero il processo degli aumenti di prezzo e contribuirono all’inflazione monetaria interagendo con essa, come ad esempio:
- a) il crescente processo di monopolizzazione dell’economia;
- b) la politica economica anticiclica, durante gli anni ’70;
- c) la caduta del dollaro, svalutato nel 1971 e poi dichiarato inconvertibile nel 1972;
- d) la tendenza dei monopoli ad auto-risarcirsi per mezzo dei ribassi dell’offerta, sulla base dell’aumento dei prezzi.
Vi era la tendenza a identificare ogni incremento dei prezzi con l’inflazione,
ma ci sono stati dei periodi in cui i prezzi sono aumentati senza inflazione, come nel caso degli incrementi stagionali e degli incrementi ciclici. Ma i continui aumenti dei prezzi dalla seconda metà degli anni ’70 sono stati soprattutto inflazionisti. La grande sproporzione tra l’emissione di denaro ed il movimento delle merci e dei servizi è stata la causa principale della tendenza ascendente dei prezzi; quindi, era giusto parlare in quel periodo d’inflazione cronica.Applicare ad ogni incremento dei prezzi la definizione di inflazione rende più facile nascondere le vere cause e pertanto anche quelle più profonde, dell’aumento dei prezzi, tendenza molto marcata nel pensiero di alcuni economisti nordamericani particolarmente interessati a lasciare le cose sul piano meramente superficiale.
Ma tornando ad oggi chi danneggia maggiormente un’inflazione elevata?
Prima di tutto è necessario rilevare che le soluzioni utilizzate per cercare di porre un freno alla minaccia sempre più reale della recessione non in linea con il concetto neoliberista della estraneità dello Stato nel funzionamento dell’economia, perché è proprio l’intervento dei governi che sta cercando di recuperare i disastri del libero mercato attraverso immense iniezioni di denaro pubblico nell’economia, sottratti alla spesa sociale con un keynesismo d’impresa e di guerra che distrugge Welfare e attacca duramente il salario sociale nel tentativo storico di far pagare la crisi ai lavoratori attraverso
6
«La merce uomo è la più svenduta». Salari, inflazione e condizioni di vita
proteo
«Rivendicare e vendicare le ingiustizie sugli oppressi»
il Profit State, il Warfare, il Welfare dei miserabili.
Il tasso di inflazione colpisce in misura minore i professionisti, i commercianti insomma tutti coloro che hanno la possibilità di cambiare i compensi richiesti per le loro prestazioni e di adeguarli al potere di acquisto della moneta.
L’inflazione ha effetti negativi anche sul debito pubblico oltre che sulle esportazioni e i consumatori finali.
Una politica combinata di sostegno economico alle famiglie e di riduzione dei costi relativi ai beni di prima necessità quali acqua, luce, riscaldamento potrebbe cercare di proteggere almeno i salari più bassi.
Lo studio di previsione del centro studi Prometea rileva che l’inflazione globale nel 2023 dovrebbe attestarsi intorno al
+5,8% nel 2023 e tornare a livelli pre- pandemia solo nel 2024 con un +3,2% 3.
Soprattutto negli USA la Fed ha in previsione degli interventi atti a diminuire l’impennata di inflazione, stimata al +7,9% nel 2022, mettendo in previsione anche rallentamenti della crescita e peggioramenti del mercato del lavoro4.
Per il nostro Paese nella Relazione annuale della Banca d’Italia del 2021 si rileva che a marzo l’inflazione è arrivata al 6,8%, ossia il valore massimo dall’inizio degli anni ’90 e come detto in precedenza, non essendoci più la scala mobile, si è avuto un effetto disastroso sui salari e la vita della popolazione.
Interessante è sottolineare che l’ISTAT nel 2021 ha rilevato che coloro che sono nati dopo il 1986 hanno il reddito pro- capite più basso della storia italiana.



