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La storia della bomba atomica e il ruolo di Oppenheimer

La storia della bomba atomica è un argomento che può essere affrontato sia dal punto di vista storico che scientifico. Una scoperta sensazionale ma anche l’inizio di un periodo storico nuovo che sarà per sempre influenzato da questa invenzione.

Senza nulla togliere alla devastazione e al dolore che può provocare, i fenomeni fisici alla base delle armi nucleari hanno da sempre affascinato gli scienziati di tutto il mondo: fusione e fissione.

I protagonisti, dal punto di vista scientifico delle vicende legate alla bomba atomica sono principalmente 3: Leo Szilard, Enrico Fermi e Robert Oppenheimer.

Cerchiamo di capire meglio cos’è una bomba atomica e come è nata quest’idea scientifica che prodotto risultati devastanti per l’intera umanità.

Cos’è la fissione nucleare, la teoria e la storia della bomba atomica

La ricerca sulla fissione nucleare iniziò negli anni ’30 del XX secolo.

La prima tappa della storia della bomba atomica inizia nel 1933, quando uno scienziato ungherese di origine ebraiche chiamato Leo Szilard intuì che, potenzialmente, colpendo un atomo con un neurone, l’atomo colpito avrebbe emesso due o più neuroni. Questi, a loro volta sarebbero andati a colpire altri atomi, ottenendo lo stesso risultato. In questo modo si sarebbe creata una catena di reazioni autoalimenta dagli atomi che, continuando a scindersi, avrebbero colpito altri atomi e cosi via. Quando un atomo si scinde, da luogo a un fenomeno detto fissione nucleare.

La fissione nucleare è un fenomeno fisico che emette una grande quantità di energia: usata in modo controllato (come accade nelle centrali nucleari) può dar luogo a energia utilizzabile dall’uomo per le sue normali attività quotidiane. Ma, fuori dal controllo umano la potenza sprigionata è distruttiva.

Il passo successivo nella storia della bomba atomica è avvenuto nel 1938, quando Enrico Fermi scopri che l’atomo di uranio, colpito da un neutrone, ne rilasciava altri. In questo modo l’idea di Szilard inizia a prendere forma sul piano pratico.

Visto il periodo storico di forte instabilità, dovuto al regime nazista instaurato in Germania da Adolf Hitler, nel 1940 nacque un progetto segreto per lo sviluppo di armi nucleari. Venne chiamato Progetto Manhattan ed era inizialmente guidato da Arthur Compton il quale mise su un gruppo di ricerca che, oltre ai due iniziatori Szilard e Fermi, comprendeva anche il fisico teorico Julius Oppenheimer e centinaia di altri scienziati e ingegneri.

Il Progetto Manhattan portò allo sviluppo di due tipi di bombe atomiche: una basata sull’uranio arricchito (bombardamento di Hiroshima) e l’altra sul plutonio (bombardamento di Nagasaki).

Due anni dopo, il 2 dicembre del 1942 ci fu il primo esperimento che ebbe luogo nel campo da football dell’Università di Chicago che servi a confermare l’iniziale idea di Szilard. L’anno dopo, Oppenheimer venne scelto per condurre degli studi nei laboratori di Los Alamos in New Mexico dove nacque la prima vera e propria bomba atomica. Questa fu testata dagli Stati Uniti, facendolo esplodere nel deserto del New Mexico il 16 luglio del 1945.

La storia della bomba atomica, dalla nascita al suo primo uso per scopi militari, si conclude solo venti giorni dopo quel primo test, quando avvenne quello che tutti ricordiamo come uno dei momenti più bui della storia dell’umanità: il 6 e il 9 agosto del 1945 due bombe atomiche vennero rilasciate rispettivamente sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale.

I danni causati dalla bomba atomica

Gli americani diedero anche un nome alle bombe atomiche sganciate sulle due città giapponesi: Little boy era il nome della prima, sganciata su Hiroshima, Fat Man quella rilasciata su Nagasaki. Questi eventi portarono alla resa del Giappone e al termine della Seconda Guerra Mondiale ma ad un costo altissimo sia in termini di devastazione del territorio che di perdita di vite umane.

I danni causati dall’esplosione di una bomba atomica possono essere distinti fra quelli a breve termine e quelli che invece si protraggono per gli anni a seguire. Il primo effetto chiaro ed evidente è l’onda d’urto causato dall’esplosione che altro non è che una variazione repentina della pressione atmosferica, che si propaga fino a dissiparsi ma che, lungo la strada, crea un’ondata di distruzione.

Il secondo effetto negativo più conosciuto è quello a lungo termine: più pericoloso del primo in quanto subdolo: il fallout radioattivo. Questo fenomeno consiste nella propagazione nell’aria di prodotti secondari della fissione che si spargono nell’area dell’esplosione contaminando tutto ciò che incontrano con elementi radioattivi in grado di avvelenare l’uomo e l’ambiente per decenni.

Le armi nucleari dopo la guerra e fino ad oggi

Ma la storia della bomba atomica non si è mai davvero conclusa, in quanto le armi nucleari hanno avuto, da quel momento, un impatto significativo sulla politica internazionale e sulla sicurezza globale: la minaccia di una guerra nucleare ha influenzato le relazioni internazionali e ha portato a una politica di deterrenza nucleare.

A partire dall’Unione Sovietica, che diede subito seguito allo studio delle reazioni nucleari e sviluppò le proprie armi nucleari, segnando l’inizio della Guerra Fredda e una corsa agli armamenti nucleari tra USA e URSS. Nel corso delle decadi successive, altre nazioni svilupparono armi nucleari, portando a un fenomeno di proliferazione nucleare.

I dati dell’Onu affermano che, nonostante gli sforzi fatti per spingere le nazioni al disarmo e i trattati internazionali firmati in questa direzione, nel mondo esistono ancora 13400 testate nucleari. Di queste, la Federazione Russa ne possiede quasi 6000, aggiudicandosi il triste primato mondiale di detentrice di armi nucleari. La Russia è seguita dagli Stati Uniti che ne possiedono più di 5000.

Per approfondire il tema del progresso tecnologico durante Seconda Guerra Mondiale

Le guerre sono spesso dei propulsori dello sviluppo tecnologico, non sempre i risvolti sono positivi e le applicazioni risultati si traducono poi in un miglioramento della qualità della vita dell’umanità.

Oltre alla scoperta della fissione nucleare, che, come abbiamo visto, se usata in modo controllato è un’utile fonte di energia, durante la seconda guerra mondiale c’è stata una spinta propulsiva per lo sviluppo relativo agli automezzi. Ne parlano Mario Pieri, Daniele Guglielmi e Ralph Riccio in Automezzi italiani della seconda guerra mondiale – motociclette, automobili, autocarri, trattori d’artiglieria 1930-1945. Il libro tratta, tramite

800 immagini, numerosi disegni tecnici e 8 pagine di profili a colori, l’evoluzione tecnica e l’impiego sul campo di motoveicoli e autoveicoli nelle Forze Armate Italiane e nei vari corpi paramilitari (come la Polizia dell’Africa Italiana e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) dal 1930 al 1945.

 

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