fbpx

Salvatore Todaro e la vicenda del Kabalo

Salvatore Todaro nasce a Messina nel 1908 e cresce a Chioggia, dove il padre, sottufficiale del Regio Esercito, si trasferì portando con sé l’intera famiglia.

Ad appena quindici anni, nel 1923, si arruola all’Accademia Navale di Livorno dando inizio a quella che si rivelerà essere una carriera militare di grande prestigio, che gli sarebbe valsa più di una medaglia al valor militare, precisamente:

  • Una medaglia d’oro;
  • Tre d’argento;
  • Due di bronzo.

Anche se, le medaglie da sole non bastano a descriver il grande uomo che è stato Salvatore Todaro, noto, oltre che per il valore militare anche per la sua etica, il suo coraggio e la sua umanità.

Le vicende militari di Salvatore Todaro

Salvatore Todaro, come detto in apertura, entrò all’Accademia navale di Livorno il 18 ottobre 1923 e, 4 anni dopo, al termine del corso venne promosso guardiamarina, nel 1927.

Già l’anno successivo, nel 1928, venne inviato a Taranto come sottotenente di vascello, dove frequentò il corso di osservazione aerea, a seguito del quale gli vennero assegnati diversi incarichi a terra e su unità di superficie fra il 1931 e il 1932.

Il 27 aprile 1933 è una data che avrebbe cambiato per sempre la vita del Comandante Todaro, senza intaccarne minimamente la volontà o i principi morali: a La Spezia, un banale incidente aereo gli costò la frattura della colonna vertebrale che lo avrebbe costretto a portare un busto per tutta la vita.

Dopo l’esperienza alla dipendenza della Regia Aeronautica presso il comando dell’Alto Tirreno, il 1º ottobre 1934 rientrò nei ranghi della Regia Marina fra i quali, negli anni successivi assunse il ruolo di ufficiale in seconda dei sommergibili Marcantonio Colonna prima e il Des Geneys, poi.

Infine, fra il 1937 e il 1940 assunse il comando di alcuni sommergibili:

  • Il piccolo sommergibile costiero 4 durante la guerra civile spagnola nel 1937;
  • Il sommergibile Macallè fra il 1937 e il 1939;
  • Il sommergibile Jalea nel periodo a cavallo fra il 1939 e il 1940.

Finalmente, nel 1940, raggiunse il grado di capitano di corvetta, grazia al quale gli fu dato assegnato il comando del sommergibile Luciano Manara e successivamente, nello stesso anno, quello del nuovissimo sommergibile atlantico Comandante Cappellini.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Todaro, al comando del Cappellini, venne destinato alla base oceanica Betasom di Bordeaux con il compito di bloccare le rotte marittime fra Stati Uniti e Gran Bretagna, a sostegno dell’impero tedesco durante la Battaglia dell’Atlantico.

A gennaio del 1941, Todaro, al comando del Cappellini fu inviato per una nuova missione nel tratto di mare compreso fra le Isole Canarie e la costa africana: qui affondò il piroscafo armato inglese Shakespeare. Nel corso di questa operazione un marinaio del Cappellini mori sotto il fuoco nemico.

Poco più tardi, nella zona di Freetown (Sierra Leone), affondò due siluri e il trasporto truppe britannico Emmaus. Anche in questo caso, alcuni membri dell’equipaggio di Todaro persero la vita a causa del fuoco di risposta da parte degli avversari. Inoltre, anche il Cappellini stesso riportò gravi danni a seguito di alcuni colpi ricevuti da un aereo inglese. Tuttavia, Todaro riuscì a riportare il Cappellini e l’equipaggio superstite nel porto neutrale spagnolo Puerto de La Luz e, nel giro di 3 giorni, riparò il sommergibile e riprese il mare il 23 gennaio 1941 alla volta del porto di Bordeaux.

Una delle tre medaglie d’argento al valor militare la ricevette proprio per queste missioni compiute nel gennaio del ’41.

Successivamente, il Comandante Salvatore Todaro partecipò ad altre battaglie atlantiche finche nel dicembre del 1942, il motopeschereccio Cefalo del quale era il comando fu attaccato dagli inglesi. Durante l’attacco, la scheggia di un proiettile colpì il Comandante Todaro alla tempia e lo uccise sul colpo all’età di 34 anni. La sua memoria venne onorata con la medaglia d’oro al valor militare.

La vicenda del Kabalo

SI è detto più volte che l’etica e la morale del Comandante Todaro fossero pari al suo valore militare, se non addirittura superiori.

Uno dei motivi per i quali è possibile fare questa affermazione è la sua abitudine a salvare i superstiti avversari a seguito di un attacco. Lo fece quando nel gennaio del 1941 affondò il piroscafo armato inglese Shakespeare, portando in salvo i 22 superstiti, e, mettendoli in salvo sulle coste dell’isola di Capo Verde.

Ma l’azione che lo fece passare alla storia fu quella che viene ricordata come la vicenda del Kabalo.

Il Kabalo era un piroscafo belga affondato da Todaro nell’ottobre del 1940. Dopo averlo affondato, il Comandante Todaro rimorchiò su una zattera, per 4 giorni, i 26 naufraghi. Quando il cavo di rimorchio della zattera si ruppe, ospitò i naufraghi sul sommergibile fino allo sbarco sulla costa delle isole Azzorre.

Il gesto, di alta levatura morale, non venne però apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Dönitz, che, per quanto nutrisse una profonda ammirazione nei confronti di Todaro, lo apostrofò con le parole: “Neppure il buon samaritano della parabola evangelica avrebbe fatto una cosa del genere” e “Signori, io vi prego di voler ricordare ai vostri ufficiali che questa è una guerra e non una crociata missionaria. Il signor Todaro è un bravo comandante, ma non può fare il Don Chisciotte del mare”.

A questa critica Todaro rispose con una frase tanto lapidaria quanto indelebile, da allora, nella storia della nostra Marina: “Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle”.

Leggere la vita e le imprese del Comandante Salvatore Todaro

Le foto dell’epoca, che spesso sono finite sui libri che ne narrano la vita e le opere, lo ritraggono con lo sguardo magnetico e un pizzetto di barba nerissima senza mai lasciar intravedere la sofferenza per la frattura alla colonna vertebrale subìta nel 1933

Per approfondire gli aspetti più salienti della vita di Todaro, è raccomandata la lettura di Salvatore Todaro – la storia dei più audaci e umani Comandanti di Sommergibili, nel quale, l’autore Gianni Bianchi, entra nell’intimo di questo personaggio iconico della nostra Marina.

Inoltre, in pochi sanno che, il Comandante Todaro fosse soprannominato Mago Bakù grazie a quelle che, i suoi marinai, definivano delle doti di preveggenza, in grado di salvare la vita ad alcuni componenti del suo equipaggio. A tal aneddoto, Gianni Bianchi e Salvatore Pennisi, in occasione del 70° anniversario dalla morte del Comandante Todaro, hanno dedicato 22 pagine dal titolo Salvatore Todaro – “Mago Bakù”.

Infine, Gianni Bianchi, ha onorato il comandante Todaro con un terzo libro intitolato Eroe e non soltanto per l’Italia ma per l’umanità.

 

Per ricevere ogni settimana le novità sui prodotti, le iniziative e gli sconti dell’Armadillo Editore, iscriviti alla nostra newsletter: