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Benito Mussolini, le origini di un dittatore

I primi anni della vita di Benito Mussolini, le sue origini e la sua formazione, non potrebbero essere più lontane da quel che poi divenne in seguito, il dittatore spietato che tutti conoscono.

Benito Mussolini nasce il 29 luglio 1883 a Dovia, una frazione del comune di Predappio (in Emilia-Romagna) dal fabbro Alessandro Mussolini e della maestra elementare Rosa Maltoni.

Il suo nome per esteso è Benito Amilcare Andrea, scelto dal padre, grande sostenitore del partito socialista per render onore alla memoria di 3 personalità nell’ambito del socialismo internazionale:

  • Benito Juárez, leader rivoluzionario ed ex-presidente messicano;
  • Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista;
  • Andrea Costa, leader del socialismo italiano.

La formazione di Benito Mussolini

Il periodo di studi fu burrascoso a causa dei continui cambi di istituito presso i quali il giovane Mussolini fece i suoi primi passi come studente. Tali cambi avvennero come conseguenza di comportamenti non adeguati, talvolta violenti, di Benito Mussolini.

Frequentò le prime due classi elementari prima a Dovia e poi a Predappio. Successivamente, su insistenza della madre, entrò nel collegio dei Salesiani a Faenza. In questo periodo visse dei momenti di profonda infelicità a causa delle ristrettezze economiche della famiglia e l’incapacità di rispettare le rigide regole del collegio. Nel Collegio di Faenza subì la retrocessione dalla classe IV alla classe II a seguito di una rissa con un compagno più grande che ferì con un coltello.

Proseguì comunque gli studi e si iscrisse alla laica Regia Scuola Magistrale maschile Carducci di Forlimpopoli, diretta da Valfredo Carducci, fratello di Giosuè Carducci, dove conseguì la licenza tecnica inferiore nel settembre 1898. Nel 1901 ottenne il diploma di Maestro elementare nello stesso istituto di Forlimpopoli e, contemporaneamente, iniziò a farsi notare durante i comizi della zona proclamando le sue idee socialiste.

Benito mussolini maestro di scuola elementare

Anche a causa di queste voci riguardo il suo orientamento politico, ebbe difficoltà a trovare lavoro come maestro elementare: venne respinto da tutti i comuni presso i quali aveva fatto domanda d’insegnamento, per concorso o per incarico: Predappio, Legnano, Tolentino, Ancona, e Castelnuovo Scrivia.

Finalmente, il primo comune italiano amministrato da una giunta socialista, Pieve Saliceto, accettò la sua domanda e li iniziò la sua breve carriera di maestro elementare. Mussolini infatti, alla fine dell’anno scolastico, a luglio 1902 non rimase a Pieve Saliceto ma migrò in Svizzera, a Losanna, per sfuggire al servizio militare obbligatorio.

Fu proprio in Svizzera che iniziò un periodo di intensa attività politica: si iscrisse al sindacato muratori e manovali di cui divenne presto il segretario e, il 2 agosto 1902 pubblicò il suo primo articolo su L’Avvenire del lavoratore, il giornale dei socialisti svizzeri.

Il periodo svizzero

In Svizzera, Mussolini visse di lavori occasionali e venne espulso due volte dal paese: la prima (nel 1903) in quanto considerato un agitatore socialista e poi per il possesso di un permesso di soggiorno falso l’anno dopo.

Sempre in Svizzera, si avvicinò alle idee dell’economista italo francese Vilfredo Pareto del quale seguirà alcune lezioni presso l’Università di Losanna e le cui idee modificheranno radicalmente il suo approccio al pensiero socialista. Il professor Pareto è famoso anche per aver incitato Mussolini a procedere con la marcia su Roma con il famoso telegramma con su scritto “ora o mai più”.

In questo periodo di intensa crescita personale, Benito Mussolini collaborò con numerosi periodici locali di ispirazione socialista e, per corrispondenza, con il giornale milanese l’Avanguardia socialista. Inoltre, diete inizio allo studio del francese e cercò di imparare il tedesco.

Il rientro di Mussolini in Italia

Nel 1904, a seguito di un’amnistia concessa dal re in occasione della nascita dell’erede Umberto, Mussolini vide cadere la condanna per renitenza alla leva e si decise a rientrare in Italia. Tuttavia dovette assolvere ai suoi doveri presentarsi al Distretto militare di Forlì dove venne assegnato al 10º Reggimento bersaglieri di Verona.

Congedato nel 1906, Mussolini ricominciò la sua carriera di maestro militare che fu tutto tranne che un successo: la sua incapacità di mantenere l’ordine in classe e le sue idee anticlericali, sommate a un linguaggio sboccato gli attirarono le antipatie della comunità.

L’anno dopo ottenne l’abilitazione per l’insegnamento della lingua francese che gli fruttò un incarico presso il Collegio Civico di Oneglia (Liguria) dove, oltre al francese, insegno anche italiano, storia e geografia. Inoltre, qui ricevette per la prima volta la direzione di un giornale: il settimanale socialista La Lima.

Grazie ai suoi articoli, firmati con lo pseudonimo Vero Eretico, che attaccavano sia le istituzioni politiche che quelle religiose, il giornale suscitò un grande scalpore e Mussolini capì l’importanza del giornalismo come strumento politico.

Iniziò cosi, nel 1908, un periodo intenso di agitazione sia interiore che fisica: venne arrestato e condannato a 3 mesi di carcere per aver avanzato delle minacce a un dirigente delle organizzazioni padronali di braccianti agricoli e poi di nuovo, a distanza di pochi mesi, per aver tenuto un comizio non autorizzato a Meldola.

Poco dopo Mussolini pubblicò su Pagine libere (rivista del sindacalismo rivoluzionario) l’articolo La filosofia della forza, in cui faceva riferimento al pensiero di Nietzsche, e, il 6 febbraio del 1909 si trasferì a Trento, dove venne eletto segretario della Camera del Lavoro e diresse il suo primo quotidiano, L’avvenire del lavoratore e collaborò con il quotidiano Il Popolo, diretto da Cesare Battisti.

Il periodo in trentino, con tutti i suoi avvenimenti, procurò a Mussolini una grande notorietà, e segnò il suo passaggio da una concezione socialista e internazionalista a posizioni marcatamente nazionaliste.

I libri da leggere per approfondire la conoscenza di Benito Mussolini

Uno dei libri da leggere per studiare l’uomo e il personaggio storico che Benito Mussolini ha rappresentato è Mussolini e il Fascismo 1929 di Daffinà editore. Un’opera ormai rara e difficile da trovare sui comuni canali di distribuzione, è stata realizzato raccogliendo gli scritti dei principali esponenti del regime fascista con il fine di esaltare l’opera di Benito Mussolini a 10 anni dalla fondazione del PNF. Fra gli altri, si trovano gli scritti di Alfredo Rocco, Italo Balbo, Giuseppe Bottai, Ugo Cavallero, A. Marescalchi, Italo Balbo, F. Crispolti, R. Paribeni, E. Bazan e R. Ricci.

Tutti gli scritti sono accompagnati da numerose foto in bianco e nero e alcune tavole a colori.

Un altro testo fondamentale per approfondire gli anni giovanili è Anni giovanili di Mussolini di S. Bedeschi e Rino Alessi (edito da Mondadori nel 1939).

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